TRANSGENDER QUANDO SESSO ED IDENTITA’ SESSUALE NON VANNO D’ACCORDO

 

 

Quando si parla di maschio o di femmina occorre tenere conto che esiste una differenza tra il sesso biologico e l’identità di genere. Dal punto di vista biologico il sesso è l’insieme di tutte le caratteristiche fisiche che permettono di distinguere il maschio dalla femmina, queste sono geneticamente determinate dal corredo cromosomico. L’identità di genere è invece la percezione che si ha di se stessi, cioè il fatto che ci senta maschi o femmine. Occorre poi considerare che esistono anche l’ideale ed il ruolo di genere. il primo si riferisce alle aspettative culturali relative ai comportamenti maschili e femminili; il secondo è il derivato della divisione sessuale del lavoro, dei diritti e delle responsabilità.

L’identità di genere si costruisce sulla base di determinanti sociali e culturali legati agli stereotipi che discriminano l’appartenenza ad uno o all’altro sesso. Va considerato che gli aspetti biologici, come ad esempio gli ormoni, comportano la presenza di differenze innate nel comportamento degli uomini e delle donne. Inoltre  i comportamenti  maschili o femminili vengono appresi attraverso la socializzazione, tuttavia gli individui possono respingere o modificare le aspettative sociali. L’identità sessuale  è un processo evolutivo ed è il risultato della mediazione tra corpo, identità di sé e norme sociali.

 

     (Prof. A. Taurino)

Il termine transgender sta  ad indicare quelle persone con un’identità di genere diversa dal sesso biologico. La condizione per cui una persona ha un’identità di genere diversa da quella biologico si chiama anche incongruenza di genere e non è di per sé una malattia. Questa condizione può indurre, però,  una intensa e persistente sofferenza causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal proprio sesso. In questi casi compare la  disforia di genere, questa condizione è stata inserita nel DSM, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

La prevalenza della disforia di genere negli adulti (>18 anni) è di 0.005-0.014% per le persone con sesso biologico maschile e 0.002-0.003% per le persone con sesso biologico femminile (Zucker KJ 2017), ha quindi un rapporto maschio/femmina di circa 3:1.
Nei bambini sotto i 12 anni, il rapporto maschio/femmina va da 3:1 a 2:1; mentre negli adolescenti, oltre i 12 anni, il rapporto maschio/femmina è di circa 1:1.7 (Zucker KJ 2017). La disforia di genere è indipendente dall’orientamento sessuale, termine che indica l’attrazione sessuale ed affettiva verso una persona dello stesso sesso , del sesso opposto o di entrambi i sessi.  Le persone transgender possono avere qualsiasi orientamento sessuale e sentimentale,  possono essere eterosessuali omosessuali o bisessuali.

Le cause della disforia di genere

Non sono del tutto chiare. Attualmente l’ipotesi più accreditata è che, fattori biologici e sociali,  contribuiscano al suo sviluppo (Winter S et al. 2016; Chipkin SR et al. 2017). Si ritiene che i fattori come l’educazione ricevuta dai genitori, l’ambiente e gli eventi della vita, abbiano una grande importanza nella comparsa della disforia di genere ma , attualmente, non esistono prove sperimentali a confermarlo.

Gli studi sui gemelli omozigoti, che hanno un patrimonio genetico identico, evidenziano che la possibilità che si manifesti la disforia di genere, in tutti e due gli individui della coppia, è più alta che nei gemelli eterozigoti , in cui il patrimonio genetico non è identico. Ciò suggerisce  l’influenza dei  fattori genetici  nell’insorgenza della disforia. Esistono, inoltre,  teorie che considerano l’influenza degli ormoni sessuali nell’insorgenza di questo disturbo.

Gli esperimenti condotti sugli animali dimostrano che il processo di differenziazione sessuale non si limita allo sviluppo dei genitali, ma riguarda anche alcune strutture del sistema nervoso centrale che regolano i comportamenti sessuali.  Va considerato che la differenziazione dei genitali si verifica nei primi due mesi di vita intrauterina, mentre quella del sistema nervoso centrale inizia nella seconda metà della gravidanza e  prosegue durante la vita extra uterina.  Si è ipotizzato che nei soggetti con disforia di genere i due processi  non avvengano in maniera coerente. E’ stata, in proposito, ipotizzata l’importanza degli ormoni sessuali maschili prenatali, in particolare del testosterone, nello sviluppo dell’identità di genere maschile. Alcuni studi hanno evidenziato che bassi livelli di testosterone in feti, di sesso biologico maschile, si possono associare ad un’aumentata incidenza di disforia. Inoltre, in persone transgender, è stata evidenziata una ridotta sensibilità al testosterone.

Gli  studi sull’osservazione di aree cerebrali sessualmente diverse nel maschio e nella femmina evidenziano che le strutture cerebrali delle persone con disforia di genere ricordano  quelle degli individui con la medesima identità di genere, anziché quelle di chi ha lo stesso sesso biologico.

La  causa della disforia di genere può anche essere legata a disordini dello sviluppo sessuale per insufficienza delle ghiandole surrenali alla nascita o per la della Sindrome di Morris.  Quest’ultima causa di mutazioni a carico del recettore per gli ormoni sessuali maschili, per questo, pur essendo il corpo geneticamente maschile,  è insensibile agli ormoni sessuali  e si sviluppa con genitali femminili.

I Sintomi

I primi disturbi della disforia di genere possono comparire fin dall’infanzia. Gli studi sui bambini hanno accertato che meno di un terzo dei bambini nei quali è stata diagnosticata la disforia,  manterrà questa condizione anche in adolescenza.  Ma se permane nella fase iniziale della pubertà, raramente scompare nell’età adulta.

Nei bambini può manifestarsi con:

  • tendenza ad identificarsi come appartenente all’altro sesso
  • tendenza a chiamarsi e farsi chiamare con un nome dell’altro sesso
  • tentativo costante di farsi passare come appartenente all’altro sesso
  • tendenza a preferire abiti, giochi e giocattoli generalmente attribuiti all’altro sesso
  • tendenza a socializzare maggiormente con persone dell’altro sesso
  • rifiuto delle norme attribuibili al proprio sesso, tipo del modo di urinare
  • problemi di interazioni sociali.

Negli adolescenti invece i sintomi sono:

  • desiderio fortissimo di essere dell’altro sesso
  • tendenza a provare le stesse pulsioni dell’altro sesso
  • rifiuto totale dei propri organi genitali e delle modalità di gestione
  • rifiuto di altre parti del corpo identificative del sesso biologico
  • tendenza a vestirsi e comportarsi come l’altro sesso
  • difficoltà di interazione sociale
  • depressione, isolamento, disagio con se stessi.

Come indicato nel DSM5 Tutti questi sintomi si associano a sofferenza clinicamente significativa o a compromissione del funzionamento in ambito sociale, scolastico o in altre aree importanti.

La terapia per la disforia di genere

 Per la disforia di genere sono disponibili delle terapie. I trattamenti  sono individuali e mirano ad alleviare le sofferenze della persona. In alcuni casi, può essere sufficiente modificare, con un percorso psicologico, il proprio ruolo di genere. Altri individui, invece, per ridurre la  sofferenza hanno necessità di modificare il proprio corpo attraverso trattamenti ormonali e/o chirurgici. Per i bambini e gli adolescenti la terapia è, principalmente di tipo psicologico.   Se le condizioni psicologiche peggiorano in modo significativo, specialmente con l’arrivo della pubertà,  le linee guida internazionali suggeriscono, se soddisfatti criteri precisi, la somministrazione di farmaci cosiddetti analoghi dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH) . Queste molecole  agiscono sopprimendo la produzione degli ormoni sessuali e bloccano la comparsa dei cambiamenti fisici tipici dell’età dello sviluppo. In questo modo il ragazzo può esplorare con maggior serenità la propria identità di genere, aiutato nel percorso da un operatore della salute mentale. Gli effetti della terapia con gli analoghi del GnRH sono completamente reversibili: se il trattamento viene sospeso, lo sviluppo puberale ha immediatamente inizio nella direzione del sesso biologico. Se la disforia di genere persiste, le linee guida internazionali raccomandano l’utilizzo degli ormoni sessuali femminilizzanti o mascolinizzanti  a partire dai 16 anni di età, al fine di indurre una pubertà in linea con l’identità di genere. Anche negli adulti la terapia ormonale, con ormoni mascolinizzanti o femminilizzanti, deve essere associata ad un percorso psicologico. Gli ormoni vengono prescritti quando i soggetti:

  • presentano una persistente e ben documentata disforia di genere
  • sono maggiorenni
  • sono capaci di prendere una decisione pienamente consapevole e di fornire il consenso al trattamento

Prima di iniziare la terapia ormonale cross-sex è necessaria la valutazione di  eventuali fattori di rischio presenti, come ad esempio, storia di malattie cardiovascolari, sindrome metabolica, malattie epatiche, fumo di sigaretta, ecc.

Se si desidera effettuare un intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, in accordo con i suggerimenti dall’Associazione mondiale per la salute transgender (World Professional Association of Transgender Health, WPATH, Coleman E et al. 2011) e con linee guida internazionali (Hembree WC et al. 2017), è necessario che siano presenti le seguenti condizioni:

  • una persistente e ben documentata disforia di genere
  • maggiore età
  • capacità di prendere una decisione pienamente consapevole e di fornire il consenso al trattamento
  • assenza di problematiche mediche o psicologiche non adeguatamente controllate
  • dodici mesi consecutivi di terapia ormonale a seconda degli obiettivi di genere della persona
  • esperienza di vita nel ruolo di genere in linea con la propria identità di genere
  • conoscenza di tutti gli aspetti pratici relativi all’intervento chirurgico
Esistono dei possibili rischi associati al trattamento ormonale o chirurgico per questo motivo è di fondamentale informare il paziente ed eseguire controlli clinici prima e durante la terapia.

Bibliografia

American Psychiatric Association (APA). Diagnostic and statistical manual of mental disorders: fifth edition (DSM-5). Washington DC: American Psychiatric Association, 2013

Coleman E et al. Standards of Care for the Health of Transsexual, Transgender, and Gender-Nonconforming People, Version 7 [Sintesi]. International Journal of Transgenderism. 2012; 13(4):165–232

Chipkin SR, Kim F. Ten Most Important Things to Know About Caring for Transgender Patients. American Journal of Medicine. 2017; 130:1238-1245

Hembree WC et al. Endocrine Treatment of Gender-Dysphoric/Gender-Incongruent Persons: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline. Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. 2017;102:3869-3903

Winter S et al. Transgender people: health at the margins of society [Sintesi]. Lancet. 2016; 388:390-400

Zucker KJ. Epidemiology of gender dysphoria and transgender identity [Sintesi]. Sex Health. 2017;14(5):404-411

 

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