L’AYUERVEDA UN’ANTICA MEDICINA OLISTICA

 

 

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), invita i governi a integrare le medicine tradizionali con quelle alternative, tra cui l’ayuerveda, nei Sistemi Sanitari Nazionali per un approccio al paziente più completo e basato in primo luogo sulla prevenzione.

Le origini della medicina Ayurvedica

Nella complessa mitologia indiana, si ritiene che i segreti della scienza e della salute siano stati donati da Brahma a Indra, signore degli dei vedici, e da quest’ultimo ai suoi discepoli. Nacquero così, in India, centri di cultura  e università dove era possibile apprendere l’arte sacra della guarigione naturale. Il nome Veda attribuito alla medicina ayurvedica mostra come essa si riallacci idealmente ai quattro testi sacri che portano questo nome e che sono alla base della civiltà indiana.  Successivamente i Veda  vennero riassunti in quelli che oggi conosciamo come i testi Samhita (raccolta in sanscrito).Gli antichi trattati  Samhita riportano otto branche dell’Ayurveda:

  • Medicina interna: è in grado di riconoscere il disequilibrio prima che si manifesti sotto forma di malattia
  • Chirurgia: utilizza metodi che hanno una storia di più di 2000 anni e prevede il sezionamento del cadavere per l’apprendimento della medicina
  • Oftalmootorinolafingoiatria: il testo Sushura Samhita contiene 72 differenti disturbi degli occhi, procedure chirurgiche per la cura della cataratta, disturbi delle palpebre nonché malattie delle orecchie, della gola e del naso
  • Pediatria: riguarda la cura pre- e post-natale del bambino e della gestante, metodi per il concepimento, per la scelta del sesso e per assicurare una buona costituzione al bambino
  • Tossicologia: riconosce gli effetti dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, la presenza di tossine negli animali, nei minerali, nelle piante e sulla pelle, formule antidoto
  • Psichiatria: si occupa di come curare i disturbi mentali attraverso erbe, yoga, mantra ed esercizi di respirazione pranayama (si tratta di un controllo ritmico della respirazione basato su 4 fasi)
  • Scienza del ringiovanimento: tratta di prevenzione e longevità attraverso erbe e pratiche quotidiane
  • Scienza degli afrodisiaci: si occupa di curare l’infertilità e l’impotenza e di trasformare l’energia sessuale in energia spirituale

La medicina ayurvedica, sin dalle origini, si occupa in primo luogo di prevenzione e poi di cura.

I principi della medicina Ayurvedica

Secondo l’ayurveda, l’uomo così come l’universo, è costituito da cinque elementi fondamentali: aria, acqua, fuoco, terra ed etere. Dalla loro combinazione si generano tre tipi di energie o umori (dosha) denominati: Vata, Pitta e Kaptha che determinano la costituzione di ciascun individuo.

I tre dosha sono alla base delle funzioni biologiche, psicologiche e fisiopatologiche del corpo, dello spirito e della coscienza ed il loro squilibrio causa malattia.

  • Vata: rappresenta il principio del movimento. Regola azione e comportamento, linguaggio, udito, appetito, eliminazione. Coordina le attività del sistema nervoso, respiratorio e circolatorio
  • Pitta è il principio della trasformazione. Controlla la produzione di energia e calore, regola digestione e metabolismo
  • Kapha: costituisce il principio della coesione e della struttura. Regola articolazioni, movimento e controlla il sistema immunitario

È interessante notare che esiste una corrispondenza tra la dottrina ayurvedica dei dosha e la psiconeuroendocrinoimmunologia. Le caratteristiche dei tre dosha corrispondono infatti  a quelle del sistema nervoso, endocrino e immunitario.

Normalmente, in ogni persona ci sono due dosha che si trovano più o meno allo stesso livello e un terzo che è predominante. Alla nascita, i tre dosha si manifestano con un certo equilibrio, mantenere questo equilibrio originario durante la vita favorisce il mantenimento dello stato di salute. Ogni parte dell’organismo subisce l’influenza di uno dei tre dosha.

A seconda del dosha prevalente, l’ayurveda descrive tre tipi di costituzioni:

  1. Vata (vento) prodotta dall’unione di etere e aria, la sua essenza viene denominata PRANA. L’individuo VATA ha corporatura esile, pelle secca e scura, le unghie fragili, è estroverso, loquace, rapido nelle decisioni, ma anche nervoso e impaziente; ha un sonno leggero e disturbato e scarsa resistenza fisica. Può avere appetito e digestione irregolari e tende a soffrire di artrite e problemi intestinali, dolori lombari, paralisi e nevralgie. In generale, le cause dei disturbi VATA sono gli alimenti e le piante di sapore amaro, stare al freddo e al vento, l’eccesso di attività fisica e le veglie notturne
  2. Pitta (bile) deriva dall’unione di fuoco e acqua, la sua essenza è denominata TEJAS. Il soggetto PITTA ha corporatura media, carnagione rossastra, capelli fragili e sottili, buona muscolatura e ottimo appetito; ha un carattere forte, deciso coraggioso e ha un’intelligenza vivace ma è anche geloso, pungente nei giudizi e facilmente irritabile. Può soffrire di disturbi del fegato, colicisti, iperacidità, ulcera peptica e gastriti. In genere, le cause dei disturbi PITTA sono alimenti e piante di sapore piccante, sostanze irritanti come il sale e il caldo eccessivo
  3. Kapha (flemma) origina dall’unione di acqua e terra la sua essenza è denominata OJAS. L’individuo KAPHA ha tendenza a ingrassare, ha la pelle liscia e morbida, i capelli forti e ondulati, un appetito moderato con digestione lenta, un sonno lungo e profondo. È molto sensibile, resistente alla fatica anche se tendenzialmente pigro, è dotato di buona memoria, generoso, poco emotivo e si altera difficilmente. Può soffrire di raffreddori, congestioni polmonari e disturbi del sistema linfatico. In genere, le cause dei disturbi KAPHA sono gli alimenti e le piante di difficile digestione, gli alimenti che tendono a far prendere peso, l’eccesso di bevande, l’eccesso di sonno e il clima freddo-umido.

Le interazioni energetiche, sono tantissime e si modificano di continuo, così l’individuo, nel tempo cambia. Secondo la teoria dei tre dosha, la costituzione psicofisica individuale di base è detta Prakriti mentre Vikriti è la costituzione che si acquisisce nel tempo, questo termine indica anche il tipo di assetto energetico che si ha in malattia.

Per la tradizione ayurvedica, energie di polarità negativa e positiva interagiscono incontrandosi in alcuni punti del corpo umano, o centri energetici, detti chakra. Si tratta di punti distribuiti lungo la colonna vertebrale, in corrispondenza dei principali sistemi e apparati. In questi punti sono concentrate le energie vitali dell’uomo. Ogni chakra è correlato ad un suono, ad un colore, ad un elemento e alla relativa forma di questo elemento. Grazie agli esercizi yoga, e soprattutto attraverso i massaggi, si possono liberare i chakra dai blocchi energetici riuscendo a ottenere, in questo modo, un maggiore benessere fisico e spirituale.

Per l’ayurveda, l’uomo non solo deve essere in equilibrio con se stesso ma anche con l’ambiente circostante sia umano che naturale. Il tipo di vita che si conduce, l’alimentazione, lo stress, le relazioni, i fattori stagionali o atmosferici, i traumi, l’età, possono squilibrare la propria costituzione e dare così origine a disturbi di vario tipo.

La diagnosi e la terapia secondo la medicina Ayurvedica

Secondo la medicina ayurvedica, l’individuazione degli squilibri, corrisponde alla diagnosi, la terapia consiste nel trovare i rimedi per ristabilire lo stato di equilibrio individuale.

Le principali cause di squilibrio dei dosha sono tre:

  1. il prajna-aparadha ovvero l’errore dell’intelletto che si concretizza nel ripetere azioni, tenere atteggiamenti che, pur sapendo sbagliati, vengono perpetuati in nome di desideri o pulsioni materiali
  2. il Kala-parinama cioè le oscillazioni dei dosha all’interno del giorno, delle stagioni o della vita
  3. l’asatmyedriyartha-samyoga ossia l’errato uso dei sensi, intendendo con questo un uso improprio in eccesso o in difetto

Il primo segnale che qualcosa si è squilibrato è un’alterazione della digestione. La funzione digestiva avviene grazie ad una serie di reazioni enzimatiche (Agni) che coinvolgono tutti gli organi dell’apparato digerente. L’alimentazione errata, i disturbi del sonno, la rabbia, l’ansia, l’angoscia e il dolore provocano un indebolimento di Agni e il cibo non viene completamente digerito.

L’organismo, così, non riesce a utilizzare le sostanze degli alimenti che vanno a ostruire i vari canali escretori presenti nell’organismo (srota). Per gli antichi trattati di Ayurveda, gli srota corrispondono a ogni cavità del corpo attraverso la quale viene trasportata materia o intelligenza. Sono canali visibili, come ad esempio i vasi sanguigni o gli intestini, o invisibili. In essi vengono trasportati i dosha, il cibo, i rifiuti e i nutrienti (ahara rasa). Mantenere gli srota sani e liberi da ostruzioni è fondamentale per uno stato di buona salute.

A ogni tappa della digestione vengono prodotte sostanze di rifiuto (Mala) che devono essere eliminate dal corpo. Se la normale evacuazione è in qualche modo disturbata, la presenza dei mala in quantità anomala crea impurità e disturbi di vario genere. Inoltre, il cibo che ristagna favorisce la proliferazione di batteri putrefattivi e fermentativi (Ama). La presenza di Ama nell’organismo determina squilibri immunologici e malattia. Questo concetto è sovrapponibile a quello di disbiosi (alterazione  della flora batterica intestinale) come causa di malattia per la medicina convenzionale occidentale.

  • il polso Vata è veloce, vuoto, freddo
  • il polso PITTA è caldo, forte, pieno
  • il polso KAPHA è lento, pieno, regolare

Il polso risente del ciclo giornaliero dei dosha perciò andrebbe misurato la mattina presto a digiuno per avere una valutazione più vicina alla reale costituzione. Negli uomini si tasta il polso destro mentre nelle donne il sinistro. Si completa l’indagine diagnostica domandando al paziente le sue malattie pregresse, lo stato di salute attuale e la tipologia dei sintomi.

Secondo il Charaka Samhita (antico trattato), l’essenza della terapia è la rimozione della causa e poiché tra le cause di malattia vi è l’errore d’intelletto che porta l’uomo al desiderio egoistico, la terapia ultima è quella spirituale. I medici ayurvedici, pur facendo tesoro di questi principi filosofici, si resero conto ben presto che le persone non sempre sono consapevoli di quali siano le radici dei loro problemi, perciò una terapia spirituale non è sufficiente, bisogna curare prima il corpo per arrivare alla mente. Secondo il pensiero ayurvedico, l’intervento medico deve comunque assecondare i processi naturali, in modo da curare senza creare una nuova malattia.

Per l’Ayurveda, tutto in natura ha proprietà terapeutiche, non esistono sostanze nocive o curative in assoluto ma tutto è in relazione alla costituzione unica e personale del paziente. Ciò che è sicuramente valido per tutti è la depurazione come forma di prevenzione. Secondo i principi dell’antica medicina indiana, numerose malattie sono causate da accumulo di veleni nell’organismo. Per liberarsene si ricorre a quelle che i medici ayurvedici chiamano le cinque eliminazioni: clistere, clistere all’olio, purga, vomito indotto, introduzione di alcuni liquidi nel naso.

In base ad alcuni esperimenti condotti presso università indiane, le eliminazioni sembrano efficaci per guarire i dolori artritici e alcune nevralgie. Queste pratiche sono consigliate non solo ai malati ma anche alle persone in buona salute, che desiderano seguire la terapia del ringiovanimento. Infatti, l’ayurveda si propone di mantenere l’uomo pienamente vitale, nonostante il trascorrere degli anni e tende a riequilibrare i dosha attraverso cinque azioni che vengono diversamente applicate in ciascuna persona anche quando viene trattata la medesima patologia.

I cinque cardini del trattamento ayurvedico sono:

  • la correzione delle abitudini di vita
  • l’esercizio fisico appropriato, solitamente yoga, tecniche di rilassamento e respirazione profonda
  • l’alimentazione corretta a seconda del proprio dosha
  • i trattamenti da eseguire con oli medicati o polveri d’erbe presso un terapista qualificato
  • l’utilizzo delle gemme i cristalli che contengono variamente combinati i cinque elementi (terra, acqua, fuoco, aria ,etere) e possono essere utilizzati per riequilibrale i tri-dosha
  • le sostanze erboristiche naturali da assumere sotto forma di pastiglie o tisane secondo prescrizione.

Il medico ayurvedico dispone di 8.000 formule tra le quali scegliere il rimedio adatto al suo paziente. La maggior parte di queste sono a base di erbe ma diversamente dalla fitoterapia occidentale, non si tratta di una miscela di poche erbe. I rimedi ayurvedici sono composti da decine di erbe che vengono lavorate in modo da estrarne solo alcuni principi attivi. Questi vengono poi equilibrati con quelli ricavati da altre piante che hanno proprietà opposte o complementari. Inoltre, a seconda dello squilibrio umorale che si vuole correggere, si scelgono piante selezionandole in base al periodo dell’anno in cui sono state raccolte. Lo scopo è esaltare l’effetto equilibratore su tutto l’organismo ed evitare qualsiasi possibile effetto collaterale. Prima di essere immessi in commercio, i rimedi sono sottoposti a prove rigorose che ne verificano l’assoluta mancanza di tossicità.

Conclusioni

La medicina convenzionale, vista la complessità dell’essere umano, ha suddiviso lo studio e la cura delle patologie creando una specializzazione per ogni singolo apparato. L’applicazione di questo modello porta alla visione di organi e sintomi e trascura la visione d’insieme e gli aspetti psicologici della dimensione umana. Nella concezione Ayurveda, la ricerca della salute è orientata alla persona e non alla malattia, alla causa e non al sintomo, al sistema e non al singolo organo. La salute globale non è vista come semplice assenza di malattia, ma come benessere di corpo e mente che porta l’individuo a un funzionamento ottimale sotto ogni aspetto.

Sicuramente la medicina convenzionale ha come punto di forza il criterio scientifico, le sue teorie sono costruite in modo da non poter essere smentite da evidenze empiriche, inoltre utilizza metodi tecnologici che permettono di ridurre al minimo l’errore diagnostico. L’Ayurveda e le altre medicine alternative possono essere definite pseudoscienze poiché non seguono i criteri della scientificità. Tuttavia, la mancata accettazione delle medicine non convenzionali da parte della comunità scientifica non è assoluta: nel momento in cui le ricerche effettuate con il metodo scientifico consentono di misurare l’efficacia del trattamento alternativo, questo esce dall’alveo della medicina alternativa per confluire nel contesto della medicina scientifica.

In Italia, l’ultima normativa della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (2015) stabilisce l’istituzione di sette discipline, tra cui l’ayurvedica, che rientrano tra le pratiche non convenzionali che possono essere utilizzate dai medici e dagli odontoiatri. Questa evoluzione legislativa rivela come la cultura medica stia cambiando. Il paziente è un essere umano dotato di corpo e di mente, cioè di organi e apparati, ma anche di emozioni, intelligenza e cultura. Il malato si aspetta dal medico non solo una diagnosi di malattia, ma anche comprensione del suo alterato equilibrio psico-fisico, fonte non solo di dolore e ridotta funzione, ma anche di perdita di autonomia, alterate relazioni con gli altri e con il mondo esterno. La comprensione richiede una relazione attiva da parte del medico che è chiamato a dare risposte a queste aspettative globali.

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