L’ OBESITA’ RIDUCE L’ASPETTATIVA DI VITA

Dott.ssa Lucilla Castrucci https://www.buonmedico.it/medico-lucilla-castrucci_259460.html

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L’obesità è una malattia cronica determinata da un eccesso di massa grassa distribuita in maniera differente nei vari distretti corporei. E’ oggi una delle maggiori emergenze del mondo sanitario perchè  ha raggiunto proporzioni epidemiche e la sua prevalenza è in costante aumento. Riguarda  1 miliardo e 200 mila persone al mondo. In oltre 115 milioni di persone, l’obesità si associa ad altre patologie quali l’ipertensione, la malattia cardiovascolare, la dislipidemia, la sindrome delle apnee notturne , le artriti, la steatosi epatica, le malattie della colecisti ed un aumentato rischio di sviluppare il cancro della mammella. Negli obesi c’è una riduzione dell’aspettativa di vita.

Il tessuto adiposo non è solo un organo che immagazzina i nutrienti, ma e’ in grado  di sintetizzare ormoni,  citochine e altre sostanze che interagiscono all’interno del corpo. Quando nell’organismo si viene a creare una condizione di bilancio energetico positivo, con introito energetico che supera i consumi, si assiste a modificazioni morfologiche e metaboliche a livello del tessuto adiposo, ad una maggiore espressione di citochine ad azione proinfiammatoria, quali ad esempio IL-6 e TNF-α,  ad una minore produzione di molecole antiinfiammatorie, come l’adiponectina, e all’aumento delle concentrazioni sieriche di proteine della fase acuta. Si instaura quindi un quadro di infiammazione cronica di basso grado che sembrerebbe avere un ruolo fisiopatologico importante nello sviluppo e nella progressione delle complicanze legate all’obesità. Questa  è anche caratterizzata da insulino resistenza associata ad iperinsulinemia compensatoria. Si ha una resistenza all’insulina quando le cellule dell’organismo diminuiscono la propria sensibilità all’azione di questo ormone, ne consegue che il rilascio dell’insulina produce un effetto biologico inferiore rispetto a quanto previsto.  L’insulina è un ormone essenziale per consentire il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule, impedendo che la sua concentrazione ematica  si alzi troppo.  La principale causa di obesità   nel nostro Paese, sembra essere la sedentarietà  piuttosto che la superalimentazione. L’obesità, inoltre,  fa parte di un quadro più complesso noto come Sindrome Metabolica, caratterizzata da almeno tre delle seguenti alterazioni:

1)Glicemia a digiuno superiore ai 110 mg/dl;

2)Pressione arteriosa superiore ai 130/85 mmHg;

3)Trigliceridi superiori o pari a 150 mg/dl;

4)Colesterolo HDL inferiore ai 40 mg/dl nei maschi ed inferiore ai 50 mg/dl nelle femmine;

5)Circonferenza vita maggiore ai 102 cm nei maschi ed inferiore agli 88 cm nelle donne.

Nel 2000 l’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che basterebbe solo un piccolo calo ponderale pari al 5-10% del peso corporeo per ridurre i rischi cardiovascolari in pazienti in sovrappeso o obesi.

                                        OBESITA’ E MALATTIE ASSOCIATE

(Campagna una vita su misura, 2017)

Le cause dell’obesità

E’ ormai chiaro che l’obesità è un  disturbo a genesi multifattoriale.  Il peso corporeo  è determinato dall’interazione multipla e complessa di fattori genetici, comportamentali e ambientali.

Le ricerche scientifiche dimostrano che i bambini adottivi hanno un peso più simile ai loro genitori biologici rispetto a quello dei loro genitori adottivi e che i gemelli omozigoti, anche se cresciuti in ambienti diversi, mostrano elevati livelli di correlazione nel peso. Inoltre  il rischio di obesità nelle famiglie dei soggetti obesi è due volte superiore rispetto alla popolazione generale e tale rischio aumenta notevolmente con l’innalzarsi dell’Indice di Massa Corporea. È oramai noto che un singolo o un multiplo effetto genetico è responsabile solo di alcune rare forme di obesità , mentre nella maggior parte dei casi il ruolo della genetica sembra essere svolto da numerosi geni di suscettibilità. Questi geni aumentano il rischio di sviluppare l’obesità quando l’individuo è esposto ad un ambiente avverso.  Queste osservazioni dimostrano che i fattori socioculturali rivestono un’importanza fondamentale nello sviluppo del sovrappeso e dell’obesità e che l’ambiente condiziona in modo decisivo il comportamento alimentare e i livelli di attività fisica delle persone, soprattutto in quelle predisposte geneticamente all’obesità. I fattori comportamentali, influenzati dall’ambiente, compresi  l’educazione e i modelli familiari, e dalla genetica, sono la causa determinante dello sviluppo di obesità. Sono due fondamentalmente i comportamenti da prendere in considerazione, quello alimentare e quello motorio rispetto alla propensione a svolgere attività fisica.

La definizione di obesità

Per parlare di obesità l’eccesso di peso deve superare del 20% il  peso ideale per l’altezza, anche se il parametro più semplice e più utilizzato per definire il grado di obesità è l’Indice di Massa Corporea, che si calcola con la seguente formula:
peso (in Kg): altezza al quadrato (in m).

La normalità è considerata compresa tra 18,5 e 24,9, oltre quest’ultimo punteggio si distinguono:

  • Sovrappeso: Indice di Massa Corporea compresa tra i valori 25 e 29,9
  • Obesità moderata di primo grado: Indice di Massa Corporea compresa tra i valori 30 e 34,9
  • Obesità severa di secondo grado: Indice di massa Corporea compresa tra i valori  35 e 39,9
  • Obesità grave di terzo grado: Indice di Massa Corporea superiore a 40.

Sovrappeso ed obesità in circa il 75% dei casi sono  condizioni che hanno inizio prima dei sei anni di età. Il periodo adolescenziale costituisce un momento delicato per il soggetto obeso, in questa fase di vita l’individuo può, a volte, trovare la motivazione per rivolgersi ad uno specialista ed intraprendere una dieta. Nella popolazione anziana, è sempre più diffusa un  tipo di obesità , nota come obesità  sarcopenica, caratterizzata dalla perdita delle masse muscolari, questa condizione potrebbe costituire la principale causa di morbilità  e mortalità in questi soggetti. Non tutti i soggetti obesi hanno una condotta caratterizzata da abbuffate compulsive caratteristiche dei Disturbi dell’Alimentazione, tuttavia l’incapacità di controllarsi sembra essere comune ai due quadri patologici (https://www.medicinaxtutti.it/2020/04/17/i-tossicodipendenti-ma-anche-i-dipendenti-da-cibo-hanno-un-problema-con-la-dopamina/vedi dipendenza da cibo).

Caratteristiche dell’obesità

Oltre ad aumentare i fattori di rischio della malattia cardiovascolare ed del cancro della mammella, e oltre ad associarsi a malattie epatiche, artriti ed apnee notturne, l’obesità influisce sulla funzione ovarica e di conseguenza sulla fertilità e la gravidanza. Nelle donne  prima della menopausa, si associa a irregolarità mestruali e amenorrea. L’obesità addominale presenta come comorbidità  la sindrome dell’ovaio policistico,  che si caratterizza per  infertilità, disturbi mestruali, irsutismo, iperandrogenismo addominale e anovulazione. Durante la gravidanza, nelle donne obese, si ha un aumento di morbilità, sia per la madre sia per il bambino, ed un aumento di ipertensione arteriosa e gestosi gravidica.

La qualità della vita  degli obesi è compromessa non soltanto sul piano fisico ma anche su quello psico-sociale. Le principali problematiche psicologiche osservate nei soggetti affetti da obesità, sono legate ad un’immagine corporea negativa, che spesso si sviluppa in conseguenza di un ambiente sociale avverso, che esercita discriminazione nei confronti di chi ha un corpo di dimensioni superiori alla media. Alcuni obesi hanno continui pensieri e preoccupazioni sul peso e sulla forma del corpo e adottano particolari comportamenti, come ad esempio evitare di esporre il proprio corpo. L’immagine corporea negativa è anche uno dei principali fattori implicati nel recupero del peso perduto perché genera emozioni negative che favoriscono l’alimentazione incontrollata e una scarsa cura di sè. Le problematiche sociali che le persone affette da obesità incontrano  sono la conseguenza del pregiudizio presente nella nostra società nei confronti di chi ha un peso eccessivo. Il pregiudizio sociale favorisce lo sviluppo di depressione, disturbi d’ansia, bassa autostima, immagine corporea negativa e pensieri suicidari. Gli obesi possono essere giudicarti e discriminati nell’ambito scolastico, lavorativo, sociale ma anche sanitario. La stigmatizzazione in ambito sanitario  può portare l’individuo con obesità a evitare le cure e a peggiorare le sue condizioni di salute.

Terapia

In tutti i soggetti che presentano  parametri oggettivi e clinici di obesità , è raccomandata la riduzione dell’ eccesso ponderale ed il miglioramento della sensibilità  insulinica. E’ fortemente suggerito un cambiamento dello stile di vita con attivita’ fisica regolare (almeno 30 minuti/die), abbinato ad una dieta ipocalorica. Infatti, l’unico metodo fisiologico per migliorare la sensibilità  insulinica, è l’esercizio fisico, specialmente quello aerobico. Le misure terapeutiche devono avere la partecipazione attiva del paziente per poter essere realmente efficaci, e tale partecipazione non può che essere motivata dal riconoscimento di un’insoddisfazione legata, non soltanto a preoccupazioni di tipo estetico, ma anche al malessere sperimentato ed alla bassa qualità di vita.

Il  trattamento dell’obesità deve fondarsi, oltre che sulla valutazione nutrizionale e del comportamento alimentare,  anche  su un intervento psicologico e psico-educazionale finalizzato alla modificazione dello stile di vita e l’acquisizione di abilità comportamentali per la gestione dei risultati ottenuti. Il successo a lungo termine sarà più probabile se la perdita di peso sarà secondaria alla modifica delle idee e dei comportamenti disfunzionali che determinano l’instaurarsi e il mantenimento dell’obesità. La sola dieta è più facilmente soggetta a recidiva, con la riacquisizione dei chili persi.  Il paziente dovrebbe essere coinvolto attivamente in tutte le fasi della terapia, informato, educato, sostenuto come in un percorso di riabilitazione. L’obiettivo primario non è il calo ponderale, ma il benessere e il miglioramento della qualità della vita. E’ un percorso  difficile, ma possibile attraverso la gestione di un programma affidato a più operatori che si prendono cura della persona nella sua globalità.

I trattamenti dovrebbero essere programmati in base alla valutazione dell’Indice di Massa Corporea e delle comorbidità del paziente e possono brevemente essere cosa riassunti:

  • modificazione dello stile di vita
  • farmacoterapia
  • ricovero e riabilitazione intensiva
  • chirurgia

Tutti debbono prevedere il sostegno psicologico.

I farmaci utilizzati nel trattamento dell’obesità appartengono a tre classi:

  1. Ormoni tiroidei;
  2. Diuretici;
  3. Psicotropi e anoressanti.

Il ricovero riabilitativo intensivo è stato sviluppato in Italia per i pazienti con obesità grave, comorbilità e disabilità che non rispondono ai trattamenti ambulatoriali.

La chirurgia per la perdita di peso è una strategia d’intervento raccomandata per soggetti altamente selezionati con obesità di classe 3 (IMC > 40) o di classe 2 (IMC tra 35 e 39,9) e patologie concomitanti quando i metodi meno invasivi si sono rivelati inefficaci.

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